ALTERNANZA SCUOLA LAVORO: UN BILANCIO CRITICO

La prima versione di questo articolo è stata pubblicata sul blog tuttequestecose https://tuttequestecose.com/2017/03/12/alternanza-scuola-lavoro-un-bilancio-critico/.

La scuola italiana non prevedeva l’attività lavorativa all’interno del suo curricolo, venendo per questo criticata dalla pedagogia progressista, in parte ispirata dal marxismo : Marx vedeva nella precoce combinazione fra lavoro produttivo e istruzione, ovvero l’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico, una sintesi della scuola del proletariato. L’unica eccezione è forse l’inattuata “Scuola del lavoro” di Bottai, criticata in ambito antifascista da chi ci vedeva il rischio di un’offerta di manovalanza (semi)gratuita alle imprese.

Le cose cominciarono a cambiare con la scuola-della-autonomia di Luigi Berlinguer e, soprattutto, a partire dalla riforma Moratti. Si diffonde quindi l’alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, prima dell’entrata in vigore della Buona Scuola (l. 107/2015), ci informa Confindustria, “secondo il rapporto di monitoraggio realizzato dall’Indire per l’anno scolastico 2013-2014 solo il 10,7% degli studenti delle scuole secondarie superiori ha seguito percorsi di alternanza scuola-lavoro” nel “43,5% degli istituti secondari di secondo grado” con “percorsi di alternanza [che] non superano mediamente le 70-80 ore nell’ultimo triennio” (L’alternanza scuola lavoro – Un vademecum per le imprese http://www.assind.cr.it/fileadmin/user_upload/Vademecum_ALTERNANZA_Confindustria.pdf ).

Interviene così la legge 107/2015, l’espressione legislativa della cosiddetta Buona Scuola. “Al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio … L’alternanza scuola-lavoro può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche …” nelle “imprese e gli enti pubblici e privati” individuati dal “dirigente scolastico”.

La legge impegnava altresì il governo a definire, in un apposito decreto delegato, la “Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro”. Con questa ultima disposizione il Parlamento veniva incontro ad una richiesta delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative, che da tempo chiedevano uno Statuto delle studentesse e degli studenti in stage, che integrasse lo Statuto delle studentesse e degli studenti. Nell’ultima versione (https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/dossier/file_internets/000/001/145/Forum_studenti.pdf) elaborata dalle associazioni, questo prevedeva, tra le altre disposizioni: un limite orario (8 ore) e annuale (30 giorni per i licei, 60 giorni per gli istituti) di ASL, il coinvolgimento dello studente, il diritto ad una copertura assicurativa, il diritto alle assemblee di classe, un rimborso a copertura delle spese sostenute dallo studente a carico dell’azienda, la costituzione di una commissione paritetica studenti-docenti con funzione consultiva e propositiva in merito ai percorsi di alternanza. Si tratta di una proposta che può essere migliorata (qualche idea: previsione di un limite di studenti in alternanza nell’azienda rispetto al numero dei dipendenti, obbligo per l’azienda di informare le rappresentanza sindacali sulla presenza di studenti in ASL …), ma una cui eventuale approvazione costituirebbe un grande passo in avanti rispetto alla situazione odierna.

Mentre il governo ha reso le ore di alternanza obbligatorie in modo praticamente immediato, si è “dimenticato” di scrivere il decreto delegato in merito alla Carta suddetta. Non sappiamo se e in che forma verrà alla luce.

Quando la discussione sulla Buona Scuola era al culmine, partecipai, in quanto coordinatore della Federazione degli Studenti Marche, all’organizzazione di una manifestazione studentesca per il 17 novembre (giornata internazionale degli studenti) 2014. Ricordo bene che il tema dell’alternanza non era molto sentito dalle masse studentesche: alcuni sembravano contenti di perdere qualche giorno di scuola. Tuttavia la nostra minoranza attiva decise di includere il tema dell’alternanza nella piattaforma della manifestazione ratificata dall’assemblea generale studentesca cittadina. Ci dicevamo contrari a “un aumento dell’alternanza scuola-lavoro senza garanzie”, chiedevamo l’approvazione dello Statuto degli Studenti in Stage per un’alternanza che fosse formazione, “né sfruttamento né perdita di tempo”, e una discussione in Parlamento della Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola della Repubblica. Questa prevedeva l’obbligo per la scuola di organizzare, nell’arco del triennio, percorsi di studio-lavoro con finalità formative e di orientamento, con una durata compresa fra le due e le tre settimane, in orario curricolare, a frequenza facoltativa.

Per fortuna, all’assemblea che concludeva la manifestazione, fu uno studente dell’istituto tecnico, Jonathan Banchetti, a spiegare a tutti, ma specialmente a noi, che ci sentivamo – tutti liceali un’avanguardia rispetto alla massa degli studenti, che l’alternanza era già un mezzo per preparare ad un lavoro senza diritti.

Prima dell’entrata in vigore della legge, temevamo che un aumento (o, in parecchi casi, l’introduzione) di un numero così alto di ore di alternanza avrebbe portato, nel migliore dei casi, a progetti privi di qualunque valenza formativa e, quindi, ad un perdita di tempo da dedicare allo studio, al tempo libero o a un’attività retribuita per lo studente, e, nel peggiore dei casi, all’utilizzo di studenti per lavoro gratuito e sfruttato, perfino in sostituzione di lavoratori veri e propri, magari in quelle aziende verso le quali un dirigente scolastico sempre più potente viene chiamato a cercare finanziamenti. Sapevamo in effetti tale conflitto di interessi si verificava a Recanati, dato che un’azienda del gruppo Guzzini finanziava (e finanzia) un istituto tecnico, i cui studenti svolgono l’ASL presso tale azienda.

In effetti l’ASL, come pensata dalla Buona Scuola, è parte integrante della ideologia della scuola-azienda, l’una in concorrenza con le altre, in cui il preside, con attributi manageriali, premia economicamente gli insegnanti che ritiene migliori, individua i docenti che ritiene più confacenti all’offerta formativa dell’istituto che, secondo una prospettiva mercantile, deve incontrare la domanda di istruzione delle famiglie, e la domanda di competenze delle aziende del territorio per il mercato del lavoro così come immediatamente dato, invitate ad influenzare e finanziare, assieme alle famiglie, le attività. Si tratta di una cesura storica rispetto a come la scuola veniva pensata a partire dalla Rivoluzione francese: l’educazione nazionale, pubblica, gratuita e uniforme nelle parole di Mazzini (Doveri dell’uomo).

Dall’entrata in vigore della 107 si sono moltiplicati i casi che hanno fatto discutere. L’Espresso e il Fatto Quotidiano riportano vari esempi: c’è lo studente mandato a dormire in uno scantinato dai proprietari dell’albergo presso il quale era chiamato a svolgere 8 ore giornaliere per quasi un mese; ci sono studenti mandati di fatto a chiacchierare con gli impiegati comunali al Sud dove manca un forte tessuto produttivo; studenti di un Liceo classico mandati a lavorare in inquinanti raffinerie come piccoli operai; studenti del Liceo di Scienze umane mandati a raccogliere pomodori; la studentessa del professionale a cui capita di lavorare 10-12 al giorno. Per alcuni aziende l’ASL è anche un’occasione per farsi pubblicità, se non di vera propaganda. Uno studente ha raccontato che “all’inizio del progetto di alternanza è stata indetta una conferenza tenuta da un personaggio con vasta esperienza internazionale nei campi più disparati”, che dopo aver elogiato le grandi multinazionali, ha mostrato un video un video nel quale un uomo sulla trentina affermava che il mondo del lavoro è cambiato, giustificava licenziamenti di massa con la scusa dell’innovazione tecnologica, promuoveva il lavoro gratuito giovanile in nome del “fare esperienza” e del “nessuno ti regala niente” (http://www.senzatregua.it/alternanza-e-precarieta-io-studente-vi-racconto-la-propaganda-nelle-scuole/). Nella grande maggioranza di questi casi gli studenti non vengono retribuiti né godono di una copertura delle spese, non prevista dalla legge.

Fa eccezione un caso recente che ha ricevuto una certa eco sulle reti sociali, sulle quali viene riportato da Luca Barbieri che “c’è stato un taglio al monte orario dipendenti grazie alle ore-lavoro gratuite della buona scuola e che questo comporta una diminuzione degli stipendi” in un Autogrill, in seguito alla presenza di studenti in ASL. Si tratta di un progetto (http://www.iisvolta.gov.it/home/wp-content/uploads/2016/06/Progetto-ASL-con-Autogrill_ELIS-_2_.pdf) aperto ai “migliori studenti di ogni scuola” (ovviamente non poteva mancare la retorica meritocratica!) per 6 settimane estive. Le scuole partecipanti ricevono (http://www.iisvolta.gov.it/home/wp-content/uploads/2016/06/alternanza-autogrill.pdf) un contributo aziendale di circa 400 euro a ragazzo, commisurato alla sua effettiva presenza. “Il contributo verrà poi dato allo studente per pagamento di attività didattiche ( viaggio di istruzione, stage all’estero, contributo di istituto ecc…)”. Si tratta, dunque, di una forma di contributo molto particolare, in cui non è fuori luogo vedere anche il rischio di un ricatto per gli studenti che al lavoro non “si sono comportati bene”. Inoltre non si capisce per nulla cosa c’entri lo sconto sul contributo di istituto, visto che questo è per legge (ma in molte scuole non “per prassi”) volontario.

Purtroppo dal Ministero non arrivano segnali di ravvedimento. Toccafondi, sottosegretario all’istruzione, si è limitato a dire che forse vanno limitati i percorsi durante le vacanze. “Così come italiano, storia e matematica non si fanno ad agosto preferisco pensare anche a questa attività durante l’anno scolastico; solo in alcune realtà come la costa romagnola si può pensare ad un’attività estiva”. In realtà Toccafondi ammette sfacciatamente che gli studenti svolgono funzioni normalmente riservate a lavoratori retribuiti, a volte, addirittura, nel picco turistico. I fondi alle scuole per svolgere i progetti di alternanza sono in aumento rispetto al passato, ma rimangono pochi e da dividere con le scuole paritarie (Nella situazione attuale può apparire, comunque, discutibile l’opportunità di finanziamenti all’ASL.).

Inoltre l’alternanza scuola-lavoro viene inserita nell’esame di Stato, così da risultare rafforzata, venendo resa difficile qualsiasi possibile contestazione. Secondo i decreti legislativi in attuazione della legge 107: “l’esame di Stato tiene conto anche della partecipazione alle attività di alternanza scuola-lavoro”; la frequenza del monte ore obbligatorio è necessaria per partecipare all’esame, “nell’ambito del colloquio il candidato espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta nel percorso di studi” (di fatto l’ASL sostituisce la cosiddetta tesina, o, più precisamente “un argomento o … la presentazione di esperienze di ricerca” da parte del candidato) ; “al diploma è allegato il curriculum dello studente” che comprende anche le attività svolte in ASL “ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro”. Inoltre viene aperta la “possibilità di attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro, già dalla seconda classe del biennio” per gli istituti professionali (cfr. sulla riforma dei professionali https://partigianidellascuolapubblica.org/2017/03/05/psp-istruzione-professionale-analisi-critica-del-decreto-n-379-di-riforma/ ).

. Tutto questo, con un tessuto produttivo italiano così diverso per quantità e qualità, apre il tema di una riduzione del valore legale di studio. In ogni caso, della coerenza del nuovo esame di Stato con l’impianto della Buona Scuola occorrerà tornare in seguito ( Su questo tema vedi http://antagonismostudentesco.altervista.org/futuro-degli-studenti-calpestato-dalla-buona-scuola/ ).

Davanti a questo quadro terribile, si può fare qualcosa. Al mondo della scuola tocca rivendicare che lo Statuto degli studenti in alternanza diventi legge e che si cambi completamente l’ASL nella sua forma attuale, a partire dall’obbligo orario di alternanza scuola-lavoro (sensibile riduzione del monte ore obbligatorio, ad esempio 150 ore, oppure sua abolizione, rendendosi la partecipazione ai percorsi di ASL facoltativa, eventualmente prevedendo per le scuole l’obbligo di organizzarli come vorrebbe la LIP per la scuola della Costituzione aggiornata http://lipscuola.it/blog/per-la-scuola-della-costituzione-legge-di-iniziativa-popolare/ ? ) e dal suo ruolo nell’esame di Stato; ai sindacati dei lavoratori il diritto di veto su accordi di ASL che danneggiano le retribuzioni o i livelli occupazionali; a tutti opporsi a incentivi e sgravi fiscali per le imprese che ospitano studenti in alternanza scuola-lavoro richiesti da Confindustria. In ogni scuola studenti, insegnanti, genitori, ausiliari-tecnici-amministrativi democratici possono, già da ora, impegnarsi per le seguenti azioni:

-inserire all’interno del regolamento dei singoli istituti lo Statuto degli studenti in alternanza, eventualmente migliorato possibilmente grazie al coinvolgimento e all’esperienza di lavoratori e studenti, come base di qualsiasi accordo di ASL con le aziende,

-escludere l’attivazione dell’ASL durante la seconda classe del biennio negli istituti professionali,

-escludere dall’ASL qualsiasi azienda che abbia licenziato, delocalizzato, avviato mobilità, attivato cassa integrazione o ristrutturato in peggio le condizioni salariali e lavorative negli ultimi anni (come propone il collettivo Clash City Workers http://clashcityworkers.org/documenti/analisi/2225-alternanza-scuola-lavoro.html),

-pensare a criteri etici ed ecologici per le aziende che accolgono gli studenti,

– contestare con forza progetti di ASL manifestamente mortificanti, socialmente regressivi e privi di valore formativo.

Una mobilitazione di questo tipo potrebbe essere l’occasione di una nuova unità fra studenti e lavoratori. Sarebbe anche il modo migliore per rispondere ad alcune questioni aperte: si può introdurre in certi casi e per certi indirizzi di una vera e propria retribuzione dello studente in alternanza, nonostante il rischio di far perdere qualsiasi aspetto formativo dell’ASL, ove presente?; come realizzare a percorsi di veramente utili e dignitosi per gli studenti e non dannosi per i lavoratori, evitandosi esclusivamente di limitare i danni (il service learning potrebbe essere una delle possibili risposte https://www.slideshare.net/antoniovigilante/il-service-learning-come-integrare-apprendimento-ed-impegno-sociale?)

Purtroppo l’ASL introdotta dalla Buona Scuola, in ogni caso,comporta un rischio, cioè che persone ragionevoli arrivino a ritenere che pensare i programmi scolastici anche in relazione al lavoro sia da evitare e che porti a effetti regressivi. Chi scrive ritiene invece che il tema sia ineludibile per chi desidera lottare per la realizzazione di una scuola democratica per una società altra, secondo quanto Gramsci aveva prospettato nei Quaderni del carcere: “scuola unica generale di cultura generale, umanistica, formativa, che contemperi giustamente lo sviluppo della capacità di lavorare manualmente (tecnicamente, industrialmente) e lo sviluppo delle capacità del lavoro intellettuale”.

R.O.

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